Turismo, crollo di presenze in Umbria dopo il terremoto

da: 03 aprile 2017 - a: 03 aprile 2019 - PERUGIA (PG)

Crollano le presenze dei turisti stranieri nell’Umbria terremotata. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti su dati Banca d’Italia, che evidenzia come il sisma abbia influenzato l’andamento del turismo nel nostro Paese nel 2016, aspetto illustrato da Confcommercio a Cernobbio.
 
Un andamento negativo che ha pesato sull’intera economia delle aree terremotate con il crollo delle spese turistiche degli stranieri, che a Dicembre (il periodo più importante dell’anno per il settore ricettivo alberghiero) in Umbria sono scese del 60%. Se si considera l’intero 2016, il calo è comunque rilevante ma contenuto al 15%, per un totale di 116 milioni di euro.
 
È l’agriturismo in particolare il settore turistico più danneggiato dal terremoto con le presenze praticamente azzerate, per un crollo di oltre il 90% degli arrivi nelle aziende agricole situate nelle aree del cratere tradizionalmente vocate per vacanze, picnic e gite fuori porta in campagna, grazie alla bellezza dei paesaggi e alla qualità dell’offerta gastronomica. Nei 131 comuni del cratere colpito dai terremoti del 24 agosto e del 26 e 30 Ottobre, operano 444 agriturismi dei quali 42 in Abruzzo, 40 nel Lazio, 247 nelle Marche e 115 in Umbria dove al momento le uniche presenze residuali si riferiscono a quanti sono impegnati nell’opera di ricostruzione.
 
Per incentivare il turismo nelle regioni colpite dal sisma sarebbe importante prevedere la detraibilità delle spese sostenute dai turisti per i soggiorni nelle strutture ricettive agrituristiche che potrebbero essere considerate oneri deducibili a lato della dichiarazione dei redditi. Per risollevare il turismo occorre anche un impegno a livello di promozione per riportare le persone in queste aree. Un esempio è l’iniziativa “Fai Pasqua da noi!” promossa da Campagna Amica in vista delle prossime vacanze pasquali per favorire una prima ripresa delle presenze.
 
Ma la sfida più importante è quella di far ripartire le attività produttive a livello generale, iniziando dal garantire in tempi stretti l’arrivo di stalle mobili e moduli abitativi a tutte le aziende e gli allevamenti danneggiati, superando i pesanti ritardi accumulati. Solo così sarà possibile risollevare l’economia dei territori terremotati cui l’agricoltura, tra manodopera familiare ed esterna, contribuisce in modo importante, alimentando anche un fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo che sostengono che il flusso turistico. Un settore che, tra ristorazione e souvenir, è la linfa vitale per la popolazione.
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