8 Marzo, non aderiscono allo sciopero generale le 8mila aziende rosa terremotate

da: 08 marzo 2017 - a: 08 marzo 2019 - ROMA (RM)

Lo sciopero generale non ha coinvolto le quasi 8mila aziende agricole e stalle terremotate condotte da donne nell’area del sisma, dove questo 8 marzo è segnato dalle quotidiane difficoltà, dalla paura per il futuro e dalla voglia di riscatto.
 
“Sono le preoccupazioni ad assillarci” dice la laziale Barbara Stocchi di Leonessa. “Quando è avvenuta la prima scossa di terremoto eravamo con gli animali impegnati nella transumanza nelle montagne del reatino. Oggi ci troviamo nella campagna romana con le pecore al sicuro, ma se pensiamo alla casa inagibile e al magazzino per la stagionatura dei formaggi fuori uso a Leonessa non siamo tranquilli. Ci pesa soprattutto - continua Barbara - il fatto che qualsiasi iniziativa avviamo per ricostruire e riavviare l’attività si scontra con una burocrazia che blocca tutto e che uccide”. 
 
“Festeggiamenti? Non se ne parla nemmeno” afferma Emanuela Ripani, imprenditrice agricola e agrituristica abruzzese di Pietracamela e presidente della Coldiretti di Teramo. “In tempi normali il punto vendita e di ristoro aziendale avrebbe continuato a essere un luogo di incontro e di allegria, ma quest’anno è chiuso. Tutto è fermo e non abbiamo avuto alcuna prenotazione per l’8 marzo. Quindi rifletteremo in famiglia sul significato di una ricorrenza che vede le donne, anche quelle del terremoto, protagoniste. Continueremo l’attività di sempre, anche se il caseificio è chiuso per mancanza del latte delle pecore che sono ancora stressate dal terremoto e dal freddo di gennaio. Per fortuna ci saranno nascite di agnelli – sostiene Emanuela – che per noi, avvicinandosi il periodo pasquale, rappresentano una garanzia di continuità del lavoro”.
 
“L’8 marzo sarà un nuovo giorno di attesa” afferma Mariella Salvatori, umbra di Castelluccio di Norcia (Perugia). “Attesa che qualcuno si decida a liberare la strada che da Norcia, dove adesso abito con la mia famiglia, porta all’altopiano dove si svolge il nostro lavoro di produttori della pregiata lenticchia. Sinora - denuncia - non è stato levato un sassolino e noi tra una decina di giorni dobbiamo andare con i trattori a seminare. Abbiamo investito tanto in questa attività e adesso è tutto fermo. Da quel terribile 24 agosto i miei due figli sono disoccupati e per me, donna e madre, è una vera angoscia”.
 
“Festeggerò l’8 marzo entrando come ogni mattina nella stalla e nei capannoni inagibili per dare da mangiare ai miei animali, rischiando che mi cada addosso il resto del tetto” Queste le parole di Alba Alessandri, allevatrice venticinquenne di Serravalle in Chienti (Macerata). “A causa del terremoto sono stata costretta a dare via metà delle galline ovaiole che allevo, poiché per loro non sono state previste tensostrutture provvisorie, mentre per le mucche ho fatto richiesta di una stalla mobile che non so quando e se arriverà, dopo mesi di promesse. Ho iniziato a fare questo lavoro a vent’anni e sono fermamente intenzionata a non abbandonarlo, nonostante le istituzioni abbiamo abbandonato noi. Qui nelle Marche la burocrazia sta facendo più danni del sisma”.
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